Unione Industriale Pratese
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Camera di Commercio
Industria Artigianato e Agricoltura
Prato

 

FORUM INTERNAZIONALE

DELLA PICCOLA E MEDIA IMPRESA

Progettare lo sviluppo: riflessioni e proposte

Prato, 8-9 ottobre 1999

 

Note di sintesi

 

 

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LO SCENARIO MONDIALE DI RIFERIMENTO

Edouard Balladur

La globalizzazione è uno degli elementi più caratterizzanti della nostra epoca; è lo scenario obbligato entro il quale ci troviamo a operare e con cui dobbiamo necessariamente confrontarci. Questa può costituire una grande opportunità, purché si fondi un nuovo ordine mondiale (economico, politico, finanziario e sociale) che si basi su regole universalmente riconosciute e garantite da un’autorità super partes. Molto dovrà essere fatto in questa direzione; basti pensare che tale obiettivo non è stato ancora raggiunto neppure nella U.E., nonostante gli innumerevoli e svariati sforzi fatti dai suoi organismi.

Martin Bangemann

Con l’affermarsi del mercato globale:

non si avrà la scomparsa delle PMI e la sopravvivenza delle sole grandi aziende;

le grandi aziende sempre più esternalizzeranno processi e attività produttive (outsourcing) generando o irrobustendo così, piccole imprese;

le PMI dovranno essere più pronte ad inserire innovazioni tecnologiche nei loro sistemi, sia strutturali che di processo;

i cambiamenti tecnologici ed economici in corso si possono affrontare solo attraverso accordi, partnership o altre forme di collaborazione tra PMI e/o grandi aziende;

le strategie di marketing non potranno non tener conto - per incrementare contatti e opportunità - dell’affermarsi delle nuove tecnologie informatiche e, in particolare di Internet;

 

L’IMPRENDITORE PERDE SOLO NEL CASO ASSUMA POSIZIONI DIFENSIVE; PER VINCERE E’ NESSARIO ATTACCARE.

Paolo Savona

Manca un efficace governo dell’economia da parte delle grandi potenze mondiali;

la speculazione finanziaria è libera di operare;

la bolla speculativa continua a gonfiarsi a Wall Street; la sua esplosione produrrebbe gravi effetti sull’economia mondiale.

 

PREVISIONI ECONOMICHE A BREVE:

se non scoppia la bolla speculativa

Nel 2000 lo sviluppo reale del mondo crescerà dell’1,1%. L’incremento sarà dovuto all’andamento positivo dell’Euroarea (dal +2 al +2,9%), dei paesi in via di sviluppo (dal +3,1 al +4,9%) e dei paesi in "transizione" (da -0,9 a +2,5%) che compenseranno il decremento (-1,1%) degli Stati Uniti;

il commercio mondiale crescerà dal 3,8 al 5,8%; il prezzo del petrolio aumenterà del 13,4%, mentre quello degli altri prodotti di largo consumo crescerà del 1,9%;

la previsione sui tassi dell’interesse a breve è di stabilità.

se scoppia la bolla speculativa

I corsi azionari avranno una caduta che negli USA raggiungerà il 30%, mentre in Europa si attesterà al 15%;

il dollaro subirà un deprezzamento intorno al 10%;

il PIL in Europa subirà una flessione del 1,2% e, negli USA, del 1,9%;

in Italia il tasso di crescita si avvicinerebbe allo zero;

la recessione mondiale continuerebbe almeno fino al 2002.

 

LE PMI IN ITALIA E NEL MONDO

Fabrizio Onida

Le PMI sono l’ossatura dell’economia italiana:

 

rappresentano il 99,3% delle aziende che operano nei settori dell’industria e dei servizi;

occupano il 47% della forza lavoro;

si distribuiscono su tutto il territorio nazionale;

mantengono sani i conti con l’estero esportando merci per 175 mila miliardi pari al 60% dell’export totale;

dal 1995 la quota dell’export è iniziata a calare; tale trend non si è ancora arrestato. Nel primo semestre del 1999 si è registrato una contrazione, nei confronti dello stesso periodo dell’anno precedente, del 6,19%; in Toscana del 5,43%;

per il 2000 si prevede una crescita dell’export Toscano di oltre il 6%; i mercati più promettenti appaiono quelli asiatici, escluso il Giappone. Per il tessile, gli Stati Uniti restano ancora la piazza con le maggiori potenzialità; peraltro la grande distribuzione ed i negozi mono-marca dettano "legge", le piccole aziende dovranno pertanto modificare i propri canali di vendita ancora oggi basati sui rappresentanti.

Per le piccole imprese è necessario:

 

spostare l’asse delle politiche pubbliche di sostegno su interventi a favore degli "anelli deboli" della catena del valore che sono riconducibili alle fasi a monte (ricerca, progettazione, certificazione, approvvigionamenti) e soprattutto a valle del processo manifatturiero (distribuzione, logistica, promozione, marchio, pubblicità);

passare da una strategia di difesa di quote di mercato a quella di conquista di nicchie di mercato;

adottare strategie per una crescita dimensionale e qualitativa (inserimento di manager, formazione del capitale umano, politiche di marchio, raccolta di capitale di rischio e quotazione in borsa);

collocarsi sul mercato, non solo in qualità di esportatori, ma come interpreti delle esigenze dello stesso. A tal fine sono necessarie strutture associative capaci di fare ricerca, distribuzione e formazione;

orientarsi su prodotti inimitabili per tecnologia e design.

 

LA SFIDA DELLE PMI NEL MERCATO GLOBALE: alcuni fattori di successo

 

 Enrico Finzi

 Le dieci ragioni del "fascino" delle PMI, sempre più paradigma vincente nel contesto della globalizzazione, sono:

Flessibilità - sia della singola impresa che del sistema delle PMI collegate in rete - che permette:

leggerezza;

estrema mobilità adattiva;

eccezionale velocità di reazione;

presa diretta col mercato e con i singoli clienti;

efficacia nella risposta agli stimoli del mercato e del contesto.

 

Lavoro a rete - la creazione di networks di unità produttive e/o di gruppi di lavoro autonomi, agili, responsabilizzati e tra loro collegati, ha consentito il superamento di molti degli svantaggi insiti nei limiti dimensionali.

 

Strutture organizzative "orizzontali"- che permettono:

meccanismi operativi (norme, procedure, sistemi) semplici e leggeri (pochi controlli ma efficaci);

velocità di relazione (grazie anche all’integrazione tra tecnologie informatiche e rapporti interpersonali face-to-face);

 

Agilità relazionale - nella gestione dei rapporti:

all’interno della singola impresa;

nella rete;

con la clientela.

Cultura di appartenenza - le PMI sono espressione di una forte cultura fondata su:

il senso di appartenenza;

la condivisione di valori sociali e spesso di elementi di cultura professionale o di mestiere;

l’orgoglio di tutti gli addetti, non solo dell’imprenditore, per la qualità del prodotto e/o del servizio realizzata.

Capacità di creare valore nella società - le PMI non sono solo macchine produttive ma anche macchine sociali, cioè capaci di creare valore e senso (ricchezza, occupazione, gratificazione, ecc.) in un mondo dove la domanda di senso diventa sempre più importante.

Capacità di produrre innovazione - che consiste nell’abilità di :

progettare e realizzare soluzioni complete in stretto rapporto con il mercato;

applicare in settori nuovi innovazioni nate altrove;

valorizzare l’inventiva germinale di ogni addetto o gruppo di lavoro.

Capacità di realizzare la customer satisfaction - la soddisfazione del cliente - grazie a un mix fecondo di esperienza, specializzazione, ossessione per la qualità del prodotto, gusto, originalità ecc.

Capacità di rappresentare un modello imitabile - soprattutto, ma non solo, per i paesi in via di sviluppo.

Capacità di sviluppare il senso dell’orgoglio - che si trasmette al mercato e spesso all’intera comunità; un orgoglio che, se ben utilizzato, determina soddisfazione non solo in chi fa piccola impresa ma anche in tutti gli altri soggetti della catena, dai fornitori ai clienti.

Alfredo Ambrosetti

Nonostante gli indubbi elementi di successo, le PMI affrontano con sofferenza le nuove sfide del mercato globale.

Oggi, nell’epoca della cosiddetta "accelerazione della storia", tutto cambia e lo fa a grande velocità: le PMI, se non si aggiornano, non si rinnovano e non recepiscono continuamente nuovi stimoli, rischiano di morire.

I principali artefici di questi cambiamenti sono rappresentati da:

 

la rivoluzione tecnologica - che causa:

un accorciamento dei cicli di vita dei prodotti, dei processi, delle nuove invenzioni;

un incremento degli investimenti necessari per l’innovazione;

una precoce obsolescenza delle innovazioni che impone alle imprese, se vogliono rimanere competitive, di aumentare le loro vendite nell’unità di tempo, allargare cioè il mercato geografico, internazionalizzarsi, globalizzarsi.

un’innovazione è già superata nel momento in cui viene messa in atto.

l’esplosione delle informazioni e delle comunicazioni - che rendono i clienti enormemente più consapevoli ed esigenti: essi non si accontentano più dei soli prodotti, ma esigono un’offerta globale che soddisfi o, addirittura anticipi, le loro sempre più svariate e variegate necessità ed esigenze. Questo:

produce discontinuità, nel senso che le soluzioni di ieri non risultano più valide oggi;

crea, per le PMI una continua necessità di adeguamento e revisione delle loro:

- scelte strategiche;

- soluzioni organizzative e gestionali;

- soluzioni tecnologiche;

- soluzioni finanziarie;

- mentalità e cultura aziendali.

In sintesi, le PMI devono massimizzare:

- l’efficacia competitiva;

- l’efficienza operativa;

- la flessibilità generale.

Innocenzo Cipolletta

Gli indubbi punti di forza di un sistema, quello delle PMI, che risulta sempre valido, non sono sufficienti per affrontare una fase congiunturale non facile.

Per superare l’attuale fase di impasse, le PMI dovrebbero:

- approfittare di alcune evoluzioni del quadro economico-finanziario, in particolare dei nuovi assetti prodotti dalle fusioni e dalle concentrazioni delle grandi imprese che generano un elevato grado di outsourcing e creano nuovi spazi interstiziali in cui le PMI si possono collocare;

- cercare di eliminare quelli che sono i loro tradizionali elementi di debolezza; specificatamente:

1. la carenza di una cultura adeguata all’attuale contesto globale: gli orizzonti in cui si deve muovere l’imprenditore non sono più locali ma mondiali; per conquistare competitività sui mercati internazionali è necessaria la conoscenza delle lingue, padroneggiare Internet, possedere una cultura manageriale e non sentimentale;

2. la scarsa internazionalizzazione della produzione: fuori dal nostro paese investiamo solo un sesto della Gran Bretagna, un terzo della Germania e meno della metà della Francia; le aziende soffrono, infatti, per la mancanza di adeguate infrastrutture, per la carenza di supporto del mondo bancario e per la debole assistenza finanziaria e legale nei processi d’internazionalizzazione;

3. la mancanza di un ambiente locale favorevole ed efficiente: privo cioè di vincoli alla crescita economica e non più soffocato da eccessi burocratici e legislativi; ultimo esempio di legiferazione contraria allo sviluppo e consolidamento delle PMI, sono i recenti provvedimenti governativi relativi ai nuovi criteri sulla rappresentanza sindacale e alle 35 ore.

 

Angelo Piazza

La semplificazione della pubblica amministrazione è un fattore essenziale allo sviluppo del paese: troppo spesso la p.a. anziché essere di aiuto, è un ostacolo per le imprese.

In Italia il processo di modernizzazione delle procedure amministrative è ancora a uno stadio "primitivo".

E’ pertanto necessario dar vita e attuazione a un vasto programma di semplificazione amministrativa che vada ad eliminare i vari "lacci e laccioli" che vincolano il mondo produttivo e che in particolare:

- riduca il numero dei procedimenti richiesti per l’avvio e l’esercizio delle attività industriali e ne semplifichi l’iter procedurale;

- fornisca assistenza, consulenza e supporto alle imprese.

Vari passi sono già stati fatti in questa direzione, ma molto resta ancora da fare: il disegno di legge sulla semplificazione rappresenta quindi un’occasione da non perdere. Quindi, esso:

- non potrà limitarsi a indicare un ulteriore elenco di procedimenti da delegificare e semplificare;

- dovrà assicurare l’efficacia degli strumenti di semplificazione, a tale scopo rispondono le misure relative all’introduzione del silenzio-assenso per le concessioni edilizie e alla trasformazione del principio decisionale interno alla Conferenza dei Servizi;

- dovrà prevedere misure dirette a ridurre gli oneri che troppo spesso gravano sulle imprese che hanno a che fare con la pubblica amministrazione.

ad ostacolare lo sviluppo delle imprese contribuiscono non soltanto gli eccessi della burocrazia, ma anche quelli della legislazione, basti pensare ai disegni di legge sulle RS.U. e sulle 35 ore.

 

RUOLO DEI DISTRETTI INDUSTRIALI

Giacomo Becattini

Negli ultimi anni, nel mondo, si è assistito al riemergere dei distretti industriali, fenomeno misterioso e inatteso in quanto apparentemente in controtendenza rispetto all’attuale globalizzazione del mercato, che sembra puntare in direzione opposta a ogni fenomeno localistico.

Il "revival" dei distretti è conseguente alla loro elevazione a modello di riferimento di sicuro successo per quelle unità produttive minori, generate dal cosiddetto processo di "fioritura della piccola impresa", derivante dalla decisione delle grandi imprese di ricorrere all’outsourcing, in risposta alle modificazioni della domanda e del cambiamento tecnologico.

Il vantaggio competitivo di operare nei distretti consiste nel generare un equilibrio fra le esigenze di produttività e innovatività.

 

IN UN MERCATO SEMPRE PIU’ DOMINATO DALLA SATURAZIONE DELLA DOMANDA, alLA PRODUZIONE NON e’ richiesto solo di SODDISFARE BISOGNI, MA ANCHE E SOPRATTUTTO DI STIMOLARLI.

 

A questa sfida i distretti industriali possono dare risposte vincenti grazie alla cultura pervasiva peculiare del modello. Infatti, l’impresa distrettuale, radicata nella cultura produttiva di un luogo e molto legata a imprese territorialmente vicine, genera un di più sistematico di produttività e innovatività derivanti da quel particolare intreccio di valori, saperi, comportamenti e relazioni con le istituzioni locali della comunità di riferimento.

Enzo Rullani

La storia del "made in Italy", cioè di quel particolare tessuto di piccole imprese e distretti, va integralmente iscritta nella parabola del fordismo, che l’ha alimentata con dovizia di incentivi e di ragioni.

Il fordismo classico è stato un paradigma fortemente massificato, tale da comprimere notevolmente la complessità (intesa come varietà nello spazio, variabilità nel tempo e indeterminazione) dei prodotti e dei processi di produzione.

Al culmine della sua parabola (dagli anni sessanta in poi) però, il fordismo cambia faccia e inizia a chiedere all’offerta industriale un livello maggiore di complessità.

E’ l’Italia - rimasta indietro sulla via dell’industrializzazione e dove il fordismo non si è spinto fino a massificare la produzione in poche grandi imprese e a far sparire la piccola imprenditoria - che riesce a intercettare questa domanda di complessità e a darvi risposta, sviluppando proprie specializzazioni e competenze intorno a prodotti di nicchia e a produzioni personalizzate, flessibili, quasi artigianali.

Queste sono le basi su cui si è edificato il vantaggio competitivo italiano.

Con il declino del fordismo e l’emergere di un paradigma post-fordista, niente garantisce che tale vantaggio competitivo nei confronti delle grandi imprese possa essere mantenuto, salvo che non si rinnovi su basi diverse. Stiamo infatti assistendo al consolidarsi di un nuovo modo di produrre nelle grandi imprese che, ricalcando il modello di successo delle PMI, tendono a concentrarsi sul core business, ad allargare il ricorso all’outsourcing, ad investire in flessibilità.

 

Questa è la sfida che attualmente le nostre PMI si trovano a dover affrontare.

 

Per superare con successo questo complesso momento di transizione, le PMI devono:

 

puntare allo sviluppo di nuove nicchie di mercato, di nuovi bisogni, di nuove varianti del processo e/o del prodotto;

evitare assolutamente la banalizzazione del prodotto, sforzandosi invece di personalizzarlo, di assegnarli significati complessi, di generare differenziazioni e rapidi mutamenti;

impegnarsi a presidiare i segmenti di mercato in cui già detengono una posizione di leadership, puntando sull’innovatività;

espandere la propria presenza in aree in cui non sono presenti approfittando dell’attuale favorevole momento di de-verticalizzazione di molti settori, fino a poco tempo fa fortemente integrati.

Al fine di realizzare questa strategia le PMI devono muoversi in due direzioni:

trasformare le attuali reti locali in nodi specializzati, posti al servizio di reti lunghe transnazionali (europee o globali); questo non significa sopprimere i contesti locali ma valorizzarli accrescendone la specializzazione e connessione con l’estero;

organizzare la flessibilità - oggi spontanea e destrutturata - delle imprese e dei sistemi produttivi al fine di creare un tessuto connettivo che consenta di massimizzare la cooperazione tra le aziende al fine, non solo, di ridurre i costi di governo della varietà, della variabilità e dell’indeterminazione a quelli delle grandi imprese ma, anche, di codificare e replicare conoscenze e metodi.

IL PICCOLO IMPRENDITORE DEVE USCIRE DAL PROPRIO INDIVIDUALISMO E DIVENTARE CLASSE DIRIGENTE

per attuare questo progetto, le PMI devono investire in:

- istruzione;

- formazione;

- velocità ed efficienza delle comunicazioni;

- logistica;

- affidabilità e garanzie nelle transazioni.

 

PROPOSTE OPERATIVE PER LA PMI

 

Erkki Liikanen

Le PMI potrebbero dare un grosso contributo nel combattere la disoccupazione, problema capitale del vecchio continente;

per riuscirvi devono superare le rigidità che ne frenano lo sviluppo, specificatamente:

la mancanza di una dinamica cultura d’impresa;

i vincoli burocratici ed economico-finanziari;

l’arretratezza del settore informatico.

Far fronte a questi problemi è diventato un must per l’U.E., in quanto la stragrande maggioranza delle imprese europee sono PMI. L’Unione Europea dovrà quindi ulteriormente impegnarsi per sviluppare e implementare una politica coerente alle esigenze delle imprese, in particolare:

attenuando i vincoli burocratici e semplificando le procedure necessarie per la creazione di nuove imprese. Negli Stati Uniti occorrono dieci giorni per costituire una PMI; in Europa mediamente undici mesi; i costi sono, rispettivamente, 500 e 1600 Euro;

creando una forte, vibrante cultura d’impresa, favorendo cioè un ambiente che stimoli l’imprenditoria ricompensando coloro che iniziano un business assumendosi dei rischi, de-stigmatizando il fallimento e promuovendo l’educazione e la formazione;

realizzando condizioni favorevoli all’innovatività, vero vantaggio competitivo nell’attuale mercato mondiale;

predisponendo una maggiore alfabetizzazione di Internet, promuovendo l’uso e diffondendo la cultura dell’e-commerce;

facilitando l’accesso ai capitali, anche a quelli di rischio, per le PMI;

liberalizzando il mercato del lavoro;

facilitando l’accesso ai finanziamenti europei, nazionali, regionali e locali.

 

 

CONCLUSIONI

 

I punti di forza delle PMI sono:

flessibilita’ organizzativa;

vicinanza al cliente e adattabilita’ alla domanda;

predisposizione all’innovativita’;

ATTITUDINE A SPECIALIZZARSI IN PRODUZIONI DI NICCHIA;

CAPACITA’ E AGILITA’ RELAZIONALI;

CULTURA DI APPARTENENZA.

I punti di debolezza delle PMI sono:

ECCESSIVA REGOLAMENTAZIONE E RIGIDITA’ SIA BUROCRATICA CHE LEGISLATIVA;

ARRETRATEZZA TECNOLOGICA;

SCARSA INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLA PRODUZIONE;

CARENTE FORMAZIONE;

ASSENZA DI UNA CULTUTA IMPRENDITORIALE MANAGERIALE;

Stimoli, proposte e suggerimenti:

INCREMENTARE LE DIMENSIONI AZIENDALI;

INVESTIRE NELL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA;

INTRODURRE IL COMMERCIO ELETTRONICO;

VALORIZZARE IL PROPRIO MARCHIO E LA QUALITA’ INTRINSECA DEL MADE IN ITALY;

REALIZZARE POLITICHE DI CO-MARKETING CON ALTRE AZIENDE;

OTTENERE CHE IL GOVERNO SI IMPEGNI A SOSTENERE IL LORO SVILUPPO:

- ELIMINANDO GLI ATTUALI VINCOLI BUROCRATICI E AMMINISTRATIVI E NON INTRUCENDONE DI NUOVI;

- ADOTTANDO PROVVEDIMENTI DI SOSTEGNO E SUPPORTO.

PICCOLO CONTINUA AD ESSERE BELLO, A PATTO CHE SAPPIA INNOVARSI, GLOBALIZZARSI E TROVARE NUOVE STRATEGIE COMMERCIALI, A PARTIRE DA INTERNET. DEVE DIVENTARE UN PO’ MENO MICRO E UN PO’ PIU’ STRUTTURATO.

 

 

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